Venezia 83: il cuore del concorso e la quintuplice anima italiana
Venezia 83 unisce concorso rigoroso e proiezioni fuori campo. Analisi della selezione ufficiale, dei film italiani e delle scelte che definiscono il futuro del Lido.
I numeri e le liste da soli non bastano a capire dove sta andando la Mostra del Cinema di Venezia. La conferenza stampa del 23 luglio ha tracciato confini precisi: dal 2 al 12 settembre il Lido non sarà un palcoscenico per commedie o nostalgia, ma un laboratorio di ambiguità morale. Apre con Ink di Danny Boyle, un film che carica l’Adriatico del peso della performance e del ritmo, e annovera tra i venti titoli in concorso Company di Casey Affleck. Ma è nella composizione dei venti titoli in gara che si legge la vera volontà curatoriale. Alberto Barbera ha scelto autori capaci di governare la complessità, non quelli che cercano il consenso facile. Venezia 83: la programmazione ufficiale tra concorso, memoria e sguardi fuori campo conferma questa direzione: non si tratta di un elenco, ma una dichiarazione d’intenti.
Il cuore del concorso e la quintuplice anima italiana
Cinque film italiani per il Leone d’oro. Non i nomi che il gossip si aspettava, ma un quadro coerente di registi che non cercano l’omaggio al passato. Marco Bechis torna con Ritorno a Buenos Aires, Edoardo De Angelis affida a Vanessa Scalera le tensioni di Il fuoco che ti porti dentro, e Paolo Strippoli presenta L’estranea. Il trailer appena diffuso rivela già un’intensa saga familiare sulla caduta di una famiglia dell’imprenditoria barese, dove i Buddenbrook incontrano Faust in una tragedia pop spietata. Il colpo di scena è la presenza di Andrea Pallaoro al timone de The Echo Chamber, tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci. Un ponte narrativo tra generazioni, dove il testo scritto sopravvive alla morte dell’autore per diventare materia prima del montaggio. Ma è Nanni Moretti a chiudere questo quadrato con Succederà questa notte. Barbera non ha nascosto l’importanza della scelta: manca a Venezia dal 1989. Era l’anno di Palombella Rossa, ha dichiarato, augurandosi che questo ritorno facesse dimenticare l’errore di trentasette anni fa. Non si tratta di nostalgia. È un film intimo, d’amore, un melodramma sentimentale come può essere fatto da Moretti, privo di prese di posizione politiche esplicite. Rai Cinema conferma la propria centralità produttiva con ventinove titoli in rassegna, ma è proprio su The Echo Chamber e Succederà questa notte che si gioca il futuro del cinema italiano: la Laguna sta guardando avanti, con gli occhi aperti e senza compromessi.
Fuori campo e documenti istituzionali
I film fuori concorso a Venezia non sono mai un ripiego. Sono dichiarazioni di stile. Don’t Look Back In Anger, il documentario sugli Oasis ideato da Steven Knight e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, arriva in anteprima mondiale per essere visto, non votato. Disney+ ne assicura l’uscita nelle sale italiane il 10 settembre prima del lancio streaming, ma al Lido il suo valore è un altro: trasformare la durata in strumento ermeneutico. 122 minuti dedicati a un ritorno rock ‘n’ roll sono già una forma di opposizione a uno sguardo addestrato a scorrere in pochi secondi. Accanto a questo, Barbera ha confermato Scherzetto di Mario Martone e un documentario su Elon Musk, senza entrare nei dettagli. La selezione è risultata meno orientata verso le grandi produzioni di studio rispetto alle edizioni precedenti, e prevalentemente firmata da registi uomini. Una scelta che non nasconde il peso della tradizione maschile nel cinema d’autore, ma che cerca di compensarla con una densità narrativa rara nei festival contemporanei.
La giuria e il peso dell’attesa
Leggere questo programma significa riconoscere un festival che non teme di mettersi in discussione. La composizione della commissione internazionale, guidata da Maggie Gyllenhaal, non è un esercizio di stile, ma il termometro di una selezione che privilegia chi sa governare la complessità. L’analisi sulla giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ne traccia i contorni: c’è il desiderio di un cinema che guardi allo specchio senza filtri. I Leoni d’oro alla carriera per Ellen Burstyn e George Clooney segnano due poli diversi ma complementari dell’atto recitativo: la ferita interiore e l’astrazione carismatica. Greta Scarano e Nicolas Maupas guideranno le cerimonie con un equilibrio necessario tra istituzionalità e leggerezza teatrale. I circuiti che sopravvivono sono quelli che assumono rischi calcolati, non quelli che ripetono formule stanche.
Il cinema italiano in Laguna respira ancora la stessa aria di quando raccontava il corpo e il territorio senza filtri ideologici. Questa selezione conferma una linea precisa: privilegiare chi ha già dimostrato di saper governare la complessità, invece di accontentarsi del consenso facile.
“Un cinema che si guarda allo specchio senza filtri non ha bisogno di giurie perfette. Ha bisogno di giudici disposti a farsi domande.”
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